Sono in piedi al bancone del bar di un Autogrill. Alla cassa c’è un addetto che fa gli scontrini e al banco un barista che sta servendo i clienti. Con il mio scontrino in mano sto aspettando che il barista si liberi per chiedergli di prepararmi un caffè. Mentre sono lì, arriva un uomo e si ferma alla mia sinistra, anche lui con uno scontrino in mano. Dopo un minuto lo raggiunge una donna che, con un tono di voce lievemente agitato gli dice “Ti sei messo in coda?” e lui “Sì, sì…”. “Eh!” continua lei “Perchè qui, se non ti fai vedere, lo sai come va a finire..!”.

Istintivamente io mi tendo nella schiena e faccio un impercettibile movimento per appiccicarmi ancora di più al bancone. Penso “Se non sto attenta questa mi passa davanti!”.

Arriva il barista, guarda verso di noi, dice “Buongiorno”, io mi affretto a rispondere “Buongiorno” e, allungandogli lo scontrino, chiedo un caffè.

Sono in treno e sto arrivando alla stazione dove devo scendere. Sono in piedi davanti alla porta d’uscita. Ho uno zainetto sulle spalle e una borsa in ogni mano. 

Il treno è un po’ vecchiotto. La porta ha i vetri attraverso cui si vede l’esterno. Per aprirla bisognerà tirare un paio di maniglie e poi scendere due gradini. Lungo i gradini ci sono due corrimano che dividono gli scalini in tre specie di corsie.  Io sono esattamente al centro.

Il treno inizia a rallentare. Vedo sul marciapiede una ragazza con una grande valigia. Inizialmente è un po’ di lato, poi, quando il treno si ferma e le porte iniziano ad aprirsi, si mette esattamente di fronte a me, attaccata ai gradini. Ci guardiamo, mentre le porte si aprono del tutto. Io ho un attimo di esitazione. E’ così vicina ai gradini che non posso scendere diritta. Le dico “Scusa, posso scendere?”. Lei non dice nulla e non si muove. Sembra non avermi nemmeno sentita. Non mi guarda. Resta lì. Io mi sposto, le passo di fianco e scendo.

Basterebbe un po’ di educazione!

Quando mi capita di parlare, o di sentir parlare, di episodi analoghi a questi, il commento che sento fare più di frequente  è “La gente è maleducata!”, “Basterebbe un po’ di educazione!”.

Mi ricordo tantissimi anni fa, un comico durante uno sketch disse “In tutti i paesi del mondo la fila è una linea dritta. In Italia è un cerchio!”. 

In effetti sarebbe così semplice… “Basterebbe un po’ di educazione! Rispettare il proprio turno, lasciar scendere prima di salire! Chiedere permesso”. 

Cose di questo tipo. Cose semplici. 
Cose che tutti, bene o male, sappiamo.
Eppure. Eppure puntualmente accade il contrario.

Così mi sono messa a riflettere e mi sono detta “Ci dev’essere dell’altro…”.

Perché se fosse solo questo, lo faremmo, capite… 

Se fosse solo una questione di educazione, almeno qualcuno userebbe un po’ più di educazione. Quello che mi dà da pensare è che la gente “maleducata” è tantissima, è troppa! Non possono esserci così tanti maleducati al mondo!

Anche perché basta un attimo perché i beneducati si trasformino in maleducati!

Io per prima: sono sicura che in qualche occasione ho avuto fretta di salire in treno, non ho aspettato il mio turno, o sono passata davanti a qualcuno volontariamente. Sono sicura di averlo fatto. 

E avrete notato che, nella prima situazione che ho descritto, quella dell’Autogrill, di fatto nessuno mi passa davanti. Sono io che penso che mi vogliano passare davanti e mi infiammo.

Com’è possibile che quando stiamo scendendo dal treno siamo tutti beneducati e quando dobbiamo salire siamo maleducati?!

La Paura

L’educazione non è qualcosa che si può perdere o dimenticare così… 
È un apprendimento, un insieme di comportamenti e atteggiamenti che ci vengono inculcati e che diventano parte di noi. Dunque qual’è il fattore, la variabile che fa fare “clic” all’interruttore dell’educazione? Secondo me questo fattore è la paura.

Se mi osservo mentre sono all’Autogrill, quello che noto è che mi irrigidisco, mi avvicino al banco, voglio farmi veder dal barista, mi affretto a rispondergli.

In treno tendo le spalle, raddrizzo la schiena, guardo la ragazza dritta negli occhi.
E, in entrambe le situazioni, trattengo il fiato.

Mi sto preparando a lottare. Sento rabbia e la rabbia mi serve per reagire alla paura.
Ho paura di perdere il posto, ho paura di perdere il turno, ho paura di venire scalzata…
ma ho anche paura di non fare in tempo a scendere, di rimanere bloccata in treno, di non avere il mio caffè…

E’ una paura totalmente irrazionale, sproporzionata, eccessiva. Al tempo stesso così istintiva, prepotente,  violenta…  Così atavica.

E’ una paura che viene da lontano, che adesso è fuori contesto, fuori luogo, fuori tempo. Eppure è ancora attiva.

Mi fermo qui.

Se vorrete continuare a leggermi, vi aspetto con la seconda parte dell’articolo e con le conclusioni cui sono arrivata per affrontare queste paure.

A presto.