Vi è mai capitato di avere l’occasione di approfittare di una situazione che non avevate creato voi, che non vi spettava, che vi é stata in qualche modo “regalata” per sbaglio e in cui la responsabilità dello sbaglio non era vostra?
A me sì. E non una, non due, non tre volte. Ma molte, molte volte.
Non avete idea di quante volte nella mia vita mi è stato dato “di più” di quanto mi spettasse o mi è stato chiesto “di meno” di quanto io dovessi.
Ricordo una volta, parecchi anni fa, in cui continuavo a ricevere bollette telefoniche per un importo inferiore a quanto stabilito nel contratto che avevo sottoscritto. Quando chiamai il servizio clienti e spiegai il problema, la centralinista si mise a ridere e mi disse “E’ la prima volta che qualcuno chiama per lamentarsi che paga troppo poco!”. E non fece niente! Continuai a pagare meno.
Poi ci fu un altro caso, il più eclatante di tutti, in cui durante un lunghissimo periodo di tempo non ricevetti più le bollette della luce. Anche lì: io lottavo per pagare e loro, che sì, ammettevano il loro errore, mi dicevano “Non si preoccupi, rimedieremo al più presto!”. Solo che poi non rimediavano mai e alla fine mi mandarono le bollette tutte insieme, ma con un ritardo tale che mi fu riconosciuto il diritto di non pagarle, se non per una minima parte.
Mi si potrebbe obiettare “Ma di che ti lamenti?! Hai l’opportunità di usufruire di qualcosa senza doverla pagare!”.
E invece mi lamento, perchè a me questa cosa non quadra… non sto tranquilla…
Innanzitutto, c’è la possibilità che loro a un certo punto si accorgano che c’è stato un errore e mi chiedano un sacco di soldi, tutti in una volta. Poi c’è la consapevolezza: io lo so che il contratto del telefono costa tot, che sto consumando energia elettrica… dunque fare finta di non sapere sarebbe una frode in perfetta coscienza.
Io lo so che non mi stanno facendo un regalo, lo so che non è gratis… sento che c’è un trabocchetto qui sotto e devo capire qual’è!
Così, il Sassolino che mi voglio togliere dalla scarpa oggi si concentra su due casi in cui viene offerto di più di quanto spetta.
Ragionerò a partire da due situazioni (in una sono spettatrice, nell’altra sono protagonista) in cui ci si trova a poter approfittare di una situazione.
Qualche tempo fa, di mattina presto, ero al bar a fare colazione.
Il bar era affollatissimo.
Il bancone era lungo diversi metri e c’erano persone ovunque: chi stava consumando, chi aspettando di ricevere quello che aveva ordinato e chi, in seconda fila, aspettava che qualcuno se ne andasse per avanzare. Con tutte queste persone all’interno l’ambiente era molto rumoroso.
Di là dal banco c’erano almeno quattro camerieri che si occupavano delle ordinazioni e uno, in particolare, era addetto a preparare i caffè.
Io ero proprio lì, davanti alla macchina del caffè e vedevo il cameriere, di schiena, che prendeva le ordinazioni dai colleghi e preparava caffè senza interruzione.
Ero in piedi, con una bella tazza di cappuccino fumante davanti a me e stavo mangiando una brioche.
Alla mia destra c’era un uomo, sulla quarantina. Anche lui stava facendo colazione. Aveva un bicchiere con una spremuta d’arancia appoggiato sul banco e intanto mangiava una brioche.
Mentre eravamo lì così, ognuno concentrato sulla propria colazione, il cameriere si voltò verso di noi, prese alcuni caffè che aveva appena preparato e iniziò a chiedere alle persone al banco “Il macchiato… per lei?” “Sì, grazie.” “Il caffè normale…?” “Per me, grazie!” e così via finché rimase con un ultimo caffè in mano e, guardando quelli a cui non aveva ancora servito il caffè, iniziò a chiedere “Caffè?” “No, grazie…” “Signore, il caffè é per lei..?” “No, grazie”. A quel punto si girò verso dove eravamo io e il mio vicino, guardò me e anche il mio vicino e lo chiese anche a noi “Signora, caffè?” io risposi “No, grazie” e, al mio vicino “Signore, è il suo caffè?” ma anche il signore scosse la testa e fece cenno di no.
Il cameriere appoggiò la tazzina di caffè sul banco e si rimise a fare altri caffè.
A quel punto arrivò una sua collega e, vedendo la tazzina lì sola soletta, gli chiese “Di chi è questo caffè?”. “Non lo so”, rispose lui. Al che lei iniziò a chiedere ai presenti “Signore, il caffè è per lei? E’ suo il caffè?” e tutti a rispondere “Mio no, grazie… non è mio, grazie”. Lo chiese anche a me e poi al mio vicino e entrambe, nuovamente, ribadimmo che no, non era di nessuno di noi.
La cameriera appoggiò la tazzina sul banco e andò a fare altro.
Passò un minuto che il cameriere aveva già pronto un altro giro di caffè. Iniziò a distribuire quest’ultimi ai nuovi arrivati finché si ritrovò di nuovo fra le mani il “solito” caffè. “E’ suo?” “No”, “E’ suo?” “No”.
Allora guardò il mio vicino e gli domandò “E’ suo il caffè, signore?”. Il mio vicino, a quel punto, fece un cenno di assenso con la testa. Il cameriere appoggiò la tazzina di caffè davanti a lui, accanto alla spremuta, il signore la prese e bevve il caffè.
A me, che avevo assistito a tutta la scena, mi scappò troppo da ridere! Mi girai verso il signore e gli sorrisi divertita! Mi aspettavo che anche lui ridesse! E invece… lui diventò tutto rosso e abbassò lo sguardo.
Capii che si era sentito in imbarazzo. Mi voltai, affondai il naso nel mio cappuccino e non lo guardai più.
Anni fa andavo in un centro benessere.
Un centro benessere molto grande, con annesso un salone di bellezza e un centro fitness. Una specie di spa, insomma, che offriva trattamenti e servizi di tutti i tipi per la cura del corpo.
Ci andai saltuariamente durante qualche anno.
Tra le varie proposte per i clienti c’era anche quella di fare una “tessera”: una carta prepagata e ricaricabile da usare per pagare i trattamenti o servizi che si volevano acquistare. Il vantaggio consisteva nel fatto che, più soldi si caricavano, più punti si accumulavano per ottenere promozioni e sconti su vari prodotti e servizi.
Io non avevo mai fatto la tessera. Non venendoci spesso, non ne avevo considerato l’utilità. Pagavo quello che acquistavo e punto.
Poi un giorno accadde una cosa.
Mentre ero alla cassa e stavo per pagare, l’impiegata mi chiese “Signora, vuole usare la tessera?”. Io dissi di no, che non avevo la tessera. “Sì signora, certo che ha la tessera!”. Io ribadii di no, che non ce l’avevo. Ma l’impiegata insistette. Disse il mio nome e cognome, quanti soldi c’erano (un bel gruzzoletto), il mio telefono… Dissi che ci doveva essere un errore “Io non ho mai fatto la tessera, ne sono sicura”. Allora lei ebbe un’idea e disse “Ma forse è un regalo! Qualcuno gliel’ha regalata!”. Io ci ragionai un attimo però poi pensai che “Ok, qualcuno potrebbe avermi fatto un regalo… ma me lo avrebbe detto!”.
In effetti…
“E’ sicuramente un errore. Verificate, non sono soldi miei”. L’impiegata mi ringraziò per l’onestà, pagai il mio e ci salutammo.
Solo che, la volta dopo che tornai al Centro, e poi la volta dopo ancora e poi quella ancora, ogni volta si ripeteva la stessa scena!
“E’ la sua tessera signora! Le avranno fatto un regalo! A noi risulta così! Comunque grazie per la sua onestà, verificheremo…”.
Ricordo che l’ultima volta in cui mi venne detto se volevo usare la tessera, tra me e me pensai “La prossima volta, se me la propongono ancora, accetto! Dico -Sì, voglio scalare l’importo dalla tessera, certo!-.
Se insistono, faccio come il signore al bar!
Se insistono, ne approfitto!
Osservando queste situazioni con un po’ di distacco, adesso riesco a comprendere l’imbarazzo del signore al bar.
In quel momento la situazione mi era sembrata molto buffa.
Da spettatrice mi ero sentita come quelli che dicono “Ma che problemi ti fai! E’ un loro errore! Tu glielo hai detto che il caffè non l’hai ordinato tu, adesso che si arrangino!”.
Quando lo vedo capitare ad altri mi viene da sorridere e penso che non c’è niente di male. Quando capita a me divento sospettosa, diffidente, ansiosa e sulla difensiva.
E’ vero che in un caso parliamo di un caffè, che costa poco più di un euro e nell’altro parliamo di decine (centinaia) di euro, però non sto tranquilla lo stesso.
Così, osservo meglio e comincio a notare alcuni elementi interessanti.
Se vorrete continuare a leggere, nella seconda parte dell’articolo vi mostrerò quali sono!
A presto.





