L’etimologia della parola odio fa riferimento a due concetti: il rifiuto e il tormento.
Quando odiamo qualcuno lo rifiutiamo, lo respingiamo, lo condanniamo. Allo stesso tempo, mentre odiamo qualcuno, il suo pensiero ci tormenta e ci rode dentro.
Dunque, mentre odiamo e cerchiamo di respingere, ci sentiamo tormentati da ciò che odiamo e respingiamo.
E’ un controsenso.
Spingo via, mentre tengo dentro.
Qualche volta è difficile non odiare.
Gli altri ci dicono di “lasciar andare”, ma a noi sembra impossibile.
Ci sono innumerevoli studi che dimostrano quanto l’odio faccia male alla nostra salute e quanto l’amore le faccia bene. Eppure…
Ci sono persone che odiano qualcuno anche per tutta la vita.
Pensate: come può essere la vita quando, ininterrottamente, cerchiamo di spingere via qualcuno mentre, allo stesso tempo, lo tratteniamo dentro di noi…
Ciò nonostante, qualche volta ci sembra proprio impossibile poter non odiare.
È una situazione impossibile. E, come per tutte le emozioni, non può essere modificata a comando. Non è una questione di volontà. Che questione è, dunque? Quale questione è in grado di provocare una tale ambivalenza?
Ti spingo via, mentre ti tengo qui.
Se osserviamo quello che succede quando odiamo – qual’è il gioco delle forze, tra spingere via e trattenere – vediamo che il trattenere prevale.
Infatti, se prevalesse lo spingere via, ci libereremmo una volta per tutte del sentimento di odio. Rifiutando del tutto la persona odiata, ci libereremmo del sentimento di odio nei suoi confronti. Invece ce ne liberiamo soltanto nella misura in cui la persona ci sta lontana e, a volte, nemmeno in quel caso. A volte, infatti, ci basta ricordare o ripensare alla persona in questione, per risentire l’odio.
L’odio viene, per così dire, trattenuto. Il tormento viene trattenuto. Anche se la persona è via, lontana, punita, condannata, giudicata. Il sentimento permane all’interno, ci rode dentro, resta dentro. Neanche dopo la punizione si allontana, esce, svanisce. Il tormento rimane.
E dunque, quello che penso io è che se il tormento prevale sul rifiuto, dev’essere che io non voglio veramente liberarmi. Voglio mantenere il legame. Seppure con un segno negativo, ma comunque mantenerlo.
Alexander Lowen, fondatore dell’Analisi Bioenergetica, diceva che l’odio è “amore congelato”.
Spesso la persona odiata è stata molto amata.
Spesso ha caratteristiche che ci ricordano e ci riportano a qualcuno che è stato molto amato.
Se qualcuno che amiamo molto ci ferisce, il dolore può essere intollerabile.
Se quello che è stato fatto, è stato fatto (e non si torna indietro), il dolore può essere intollerabile, e trasformarsi in odio.
Se non riusciamo a smettere di odiare, è che non riusciamo a smettere di provare dolore. E dunque amore.
Se non riusciamo a smettere di odiare, è che non riusciamo a smettere di amare.
Un marito, una moglie che ci hanno lasciati, quando noi non volevamo.
Un genitore che ci ha criticati e trascurati, quando noi cercavamo in tutti i modi la sua approvazione.
Un amico che ci ha deluso e tradito, quando noi eravamo leali e sinceri.
Malgrado tutto, malgrado gli eventi si siano susseguiti, malgrado il tempo passato, malgrado la vita sia andata avanti, proviamo dentro di noi un dolore che ancora non siamo riusciti ad elaborare.
Continuare a odiare è procrastinare l’elaborazione di un lutto.
Una relazione d’amore è morta.
Nonostante la realtà sia questa, non la accettiamo.
L’odio ci dà l’illusione che quella relazione, quell’amore non siano finiti del tutto.
E’ negare la realtà presente, vivendo nel passato. E’ reprimere un dolore, congelandolo. E’ voler controllare la vita, negando la paura.
Se l’odio è rifiuto, la cura è l’accettazione. Se l’odio è tormento, la cura è la pace.
Quando odiamo ci sentiamo agguerriti, ma tormentati. Ci sentiamo nel giusto, ma soli.
Auguriamo il male alla persona odiata, ma questo, a noi, non apporta alcun bene. Vogliamo vendicare una ferita, un’ingiustizia.
Ma un cuore ferito non vuole vendetta.
Vuole conforto e pace. Vuole consolazione e rassicurazione. Vuole comprensione, calore, lacrime, vicinanza. L’accettazione è dolorosa, però porta alla pace.
Quando sentiamo che ci è difficile non odiare, fermiamoci un attimo e domandiamo al nostro cuore
“Di cosa hai più bisogno in questo momento?”.
Ascoltiamo cosa ci risponde.





