A volte, durante le sedute, capita che, dopo aver mostrato alla persona che ho davanti il cambiamento che ha bisogno di mettere in atto, questa faccia un sospiro profondo e, con aria un po’ affranta, dica “Ma perchè devo sempre cambiare io?! Perchè tocca sempre a me fare fatica?!”. A volte il tono non è sofferente, ma piuttosto insofferente “Non è giusto! Perchè devo farlo io?!”.
Il cambiamento è visto come una fatica. E lo è.
Cambiare è faticoso e difficile. Come potrebbe essere altrimenti? Se fosse facile, lo avremmo già fatto e non avremmo bisogno di andare dallo psicologo!
All’inizio del percorso dico alle persone:
“L’obiettivo del nostro lavoro è che lei possa osservare la situazione che le causa malessere da un altro punto di vista e, osservandola da un altro punto di vista, la possa vivere in maniera differente. Vivendola in maniera differente, potrà affrontarla in modo differente, auspicabilmente in un modo pù equilibrato e adulto. Andremo a vedere quali errori (non colpe!) mette in atto davanti a questa situazione, ovvero qui comportamenti che, più che potenziarla, la limitano. E andremo a vedere quali nuovi comportamenti ha bisogno di iniziare ad adottare, che invece la potenzino”.
Non di rado, quando faccio questo discorso, le persone mi dicono “E’proprio quello che voglio! Sono qui per cambiare!”.
Poi…
Poi quando le metto davanti al cambiamento che hanno bisogno di mettere in atto per avere un risultato diverso, sospirano, sbuffano, scuotono la testa…
Cambiare non è facile.
A parole è un conto, ma nei fatti è un’altra storia.
Cambiare i propri comportamenti è una cosa grossa, perchè per cambiare i comportamenti devo prima cambiare le mie idee, i miei principi, i miei valori. Prima di cambiare i comportamenti devo cambiare i pensieri. E cambiare mentalità non è scontato.
Noi facciamo sempre quello che riteniamo giusto.
Fateci caso. Anche davanti ai comportamenti che riteniamo più assurdi, più controproducenti per noi, anche lì, quando andiamo a vedere in fondo su cosa si basano, troviamo un’idea, un valore che li sostiene.
“Sono una stupida a rispondere sempre al telefono a mia madre quando le ho detto di non chiamarmi!”.
Quando andiamo a verificare su quale idea si fonda questo atteggiamento, troviamo qualcosa del tipo “Una brava figlia non può non occuparsi della propria madre”, anche a costo di andare contro sè stessa.
Dunque, quello che succede quando metto le persone di fronte al cambiamento che hanno bisogno di mettere in atto e queste si ribellano, è che le ho messe di fronte a un’idea, a un pensiero che va contro i loro principi e i loro valori.
Non si tratta semplicemente di non fare una certa cosa o di farne un’altra diversa, si tratta di iniziare a credere in cose diverse.
Può essere che stia mettendo la persona di fronte a un comportamento che le piacerebbe moltissimo adottare, ma che ha paura di adottare. O può essere che la stia mettendo di fronte a un comportamento che ritiene sbagliato, ingiusto e che rifiuta.
E’interessante accorgersi che le persone spesso, nel profondo, avvertono, percepiscono la necessità di cambiare in quella direzione, ma facendo questo si trovano davanti a emozioni e sensazioni che non sanno come affrontare.
Emozioni e sensazioni che non sanno come affrontare
La paura è una di queste. Spesso è una paura irrazionale, ma non per questo meno forte, anzi, è vero il contrario. Proprio perchè è irrazionale è ancora più limitante.
Un’altra sensazione molto comune è un senso di rifiuto “Io non mi comporterò mai così! Io non sarò mai quel genere di persona! Io non farò mai questo!”.
Nel primo caso siamo di fronte a un “Vorrei, ma non oso”. Mi piacerebbe, lo vorrei tanto, so che mi aiuterebbe, ma ho tanta paura delle conseguenze, mi sembra che non saprei gestire le reazioni degli altri (il fatto che si possano arrabbiare con me, per esempio).
Nel secondo siamo di fronte alla nostra polarità complementare, quella che giudichiamo sbagliata.
Se sono una persona che si sacrifica sempre per gli altri, non sopporto le persone egoiste. Non mi rendo conto che quando mi sacrifico sono egoista verso me stessa. Iniziare ad essere un pochino meno egoista verso me stessa e un pochino meno disponibile verso gli altri mi ripugnerà.
Se vi riconoscete in una di queste situazioni sapete di cosa sto parlando e di quanto possano essere forti questi stati d’animo, al punto da bloccarci e da farci dire “No, non ce la faccio”.
Eppure… eppure…
Eppure da qualche parte dentro di noi sentiamo che lo dovremmo fare. Non è un dovere dato da un obbligazione esterna, è un dovere interno. Sentiamo che ce n’è bisogno. Che è necessario. Che ci serve. Che non possiamo andare avanti come siamo andati avanti finora.
Il cambiamento vero, il cambiamento interno, profondo richiede una grossa messa in discussione. Richiede molto coraggio, determinazione, moltissima motivazione. Ed è vero che è difficile e costa tanto.
Ma, io dico anche, “Quanta fatica facciamo nella vita che non ci porta a nulla?”. Quante energie e fatiche e sofferenze spendiamo che non ci portano davvero a nessun obiettivo che valga la pena, o comunque non ci portano a stare bene o a vivere la vita come vorremmo?
Il costo del cambiamento è alto, ma porta a un risultato!
Dare limiti, per chi ha paura a darne, è difficilissimo. Ma quando inizia a mettere limiti, la sua vita cambia.
Dare priorità a sè stessi, per chi è abituato a sacrificarsi e a lasciarsi per ultimo, è uno sforzo enorme. Ma quando inizia a farlo, sente il beneficio.
Io dico “Prova”.
Prova a fare una cosa diversa.
Se sei abituato a dire sempre Sì, dì qualche No. Se sei abituato a dire sempre No, dì qualche Sì. Se sei abituato a guardare in sù, guarda qualche volta anche in giù. Se sei abituato a guardare sempre in giù, qualche volta guarda anche in sù.
Se vuoi un risultato diverso, devi fare qualcosa di diverso.
Non è che tocca sempre a te fare fatica. E’ che tocca a te evolvere. La fatica del cambiamento è per evolvere, per crescere, per progredire, per stare meglio.
La fatica che stai facendo ora è per mantenere la situazione tale quale è, in cui presumibilmente gli altri stanno meglio e tu stai peggio.
Anni fa un mio insegnante diceva “Io posso è l’antidoto al Io devo“. Non devo fare una certa cosa, non voglio farla. Se decido di farla, posso farla. Io posso è libertà.
Accetta il cambiamento. Accoglilo. Non è contro di te. E’ per te.
Non perchè ti piace o perchè è facile.
Non perchè sia facile, nè piacevole. A volte è doloroso, anche molto.
Perchè porta a un risultato, porta ad essere di più chi siamo veramente.
Quando mi domandano “Perchè tocca sempre a me?!” io rispondo “Perchè sei tu che vuoi essere libero”.





