Camilla ha diciannove anni e frequenta il primo anno di università. Ha scelto la facoltà di Scienze Politiche e vorrebbe specializzarsi in Cooperazione internazionale e sviluppo. E’ molto sensibile a tutte le tematiche che riguardano l’ambiente, la sicurezza, i conflitti e il suo sogno è riuscire a entrare in una ONG, viaggiare all’estero e occuparsi di sviluppo.
Ma, per il momento, non sta andando molto bene.
Malgrado sia una ragazza intelligente, sta faticando molto nello studio e con gli esami. Le materie e i professori sono nuovi, nuovi i compagni, nuovo l’ambiente…
Si sente un pesce fuor d’acqua.
A casa vive con suo padre e con suo fratello di quattordici anni. Suo padre lavora come autista per una grande azienda che vende all’ingrosso, occupandosi delle consegne. Esce al mattino e rientra alla sera, cinque giorni a settimana.
Il fratello frequenta il primo anno di un istituto tecnico industriale. Diversamente dalla sorella non ama molto studiare e ha scelto una scuola che gli permetta di conseguire presto un diploma e andare a lavorare.
I genitori di Camilla si sono separati quando lei aveva tredici anni.
La madre aveva conosciuto un altro uomo e aveva deciso di lasciare il marito per andare a vivere con il nuovo compagno. I figli erano rimasti con il padre. La madre vive nella stessa città di Camilla, che però non ha un buon rapporto con lei e non la sente né la vede spesso.
Da poco più di un anno Camilla frequenta Federico, un ragazzo di ventitre anni. Si sono conosciuti in un locale dove erano andati a ballare, Camilla con alcune sue amiche, lui con alcuni amici suoi.
All’inizio andava abbastanza bene: stavano bene insieme, si divertivano, uscivano a volte da soli, a volte con gli amici…
Però poi, poco a poco, erano iniziati i problemi.
Federico è instabile. Da quando ha interrotto gli studi ha sempre fatto qualche lavoretto, ma poi fatica a mantenerlo. Cambia continuamente posto di lavoro. Ogni volta si lamenta di venire trattato ingiustamente dai capi e dai colleghi e ce l’ha sempre con qualcuno. In famiglia va anche peggio: i suoi genitori litigano tutto il tempo e, in particolare con suo padre, ha un pessimo rapporto. Si sente costantemente criticato e giudicato.
Federico è sempre arrabbiato.
Camilla cerca di stargli vicino, le dispiace vederlo così. Si rende conto che certe sue reazioni sono esagerate e prova a parlargli, ma Federico a quel punto si arrabbia ancora di più e se la prende anche con lei.
Ad aggravare la situazione c’è il fatto che ha iniziato a bere. Quando beve, va ancora di più oltre i limiti. Una volta che Camilla si stava rifiutando di salire in macchina con lui, perché non era lucido, lui le aveva dato uno spintone e l’aveva fatta entrare a forza nell’auto.
Camilla si era così spaventata che aveva deciso di lasciarlo. Ma lui era scoppiato in lacrime, le aveva chiesto scusa e le aveva promesso che si sarebbe rimesso in carreggiata. L’aveva implorata di non lasciarlo. Era solo e aveva bisogno di lei.
Camilla si sentiva terribilmente combattuta: in cuor suo sapeva che lui non sarebbe cambiato, ma si sentiva responsabile per lui e in dovere di aiutarlo.
Il padre di Camilla si rendeva conto che qualcosa non andava per il verso giusto. A volte i ragazzi passavano del tempo in casa e a lui non piaceva come si comportava Federico. Spesso un po’ sopra le righe, un po’ troppo sicuro di sé, un po’ prepotente, nella vita non combinava granchè…
Tollerava a fatica la sua presenza in casa.
Poi accadde un fatto.
Una sera Camilla era rientrata a casa dopo essersi vista con Federico. Avevano litigato e lei aveva pianto. Aveva ancora gli occhi rossi. Mentre era in bagno che si sciacquava il viso, il padre, vedendola, capì che qualcosa non andava.
“Che cos’hai? Cosa ti è successo?”. “Niente”. “Sei uscita con quel ragazzo, vero?! Te l’ho detto… quello non combinerà niente di buono nella vita! Cosa ci fai con lui?!”. A Camilla batte forte il cuore e le viene di nuovo da piangere. “Tu non lo conosci! Non è cattivo… è solo, non ha nessuno, ai suoi genitori non importa niente di lui!”. “E’ uno sbandato!” ribatte il padre, e poi, flettendo la voce “ha un sacco di problemi e non ha una famiglia alle spalle! Non ha un obiettivo nella vita, non ha un lavoro, ha lasciato la scuola, non ha voglia di fare niente..!”.
Camilla si sente male. Non risponde niente. Guarda davanti a sé, trema, sa che il padre ha ragione ma sente anche che non è giusto che lui parli così.
A quel punto, il padre, sottovoce e chinandosi leggermente verso il suo viso le dice “Ho più bisogno io di te di quanto ne abbia lui!”.
Qualcosa dentro Camilla fa clic.
L’agitazione si calma, le lacrime si arrestano, il cuore rallenta e arriva un pensiero:
“E IO, di cosa ho bisogno io?”.
Il pensiero è arrivato, da solo, non programmato, non pensato. Spontaneo. La frase del padre ha fatto da detonatore. Appena lui le ha detto “Ho più bisogno io di te di quanto ne abbia lui” le sono venute in mente le parole di Federico “Non lasciarmi! Io ho bisogno di te!”.
E io? Io, Camilla, ho bisogno? Di chi? Di cosa?
Fino a quel momento sono esistiti solo gli altri: suo padre, suo fratello, sua madre, Federico…
Camilla si è occupata di loro fino a quel momento e, in quel momento, si rende conto che si era dimenticata di sé.
In quell’istante si ricorda di sé. Si ricorda che lei E’.
IO esisto. IO sono.
Un senso di calma la pervade. Riprende a respirare. Lo sguardo si rianima. Guarda suo padre, dice “Ok papà, ci penserò…” e va a preparare la cena.
Qualcosa dentro di lei è scattato.
(continua nella Seconda Parte…)





