Leggete questa frase:

“Sono molto soddisfatto, ma stanco”.

E ora leggete questa frase:

“Sono stanco, ma molto soddisfatto”.

Che impatto hanno le due frasi su di voi? Lo stesso oppure diverso? Diverso, vero? Sembra che dicano la stessa cosa, ma non è così. Notate che anche ora ho usato un MA. 
Sembra che dicano la stessa cosa, MA non è così.

Tutti conosciamo il significato del MA (o del PERO’), che è un significato avversativo, nel senso di “piuttosto, invece, al contrario”. Non ci rendiamo conto, però, di quanto queste paroline di poche lettere influiscano sulla nostra percezione.

Il grande cancellino universale

Fritz Perls, il padre della terapia della Gestalt, lui sì se n’era accorto e definì il ma/però (but, in inglese) “il grande cancellino universale”.

Perls si era accorto che ogni volta che usiamo il “ma” in una frase, tutto quello che c’era prima del ma… sparisce!

Sono molto soddisfatto, ma stanco.

Quando abbiamo finito di leggere questa frase rimaniamo con la stanchezza. La soddisfazione… non ce la ricordiamo nemmeno!

Viceversa: Sono stanco, ma molto soddisfatto.

Rimaniamo con la soddisfazione e stavolta è la stanchezza a diventare un ricordo.

Riflettete!

Sembra una sciocchezza, ma non lo è!

La sensazione che provate quando leggete queste frasi è reale. La posizione delle parole in una frase ha il potere di farci sentire in un modo piuttosto che in un altro. 

A volte, in studio, i pazienti mi raccontano che stanno facendo progressi. 

“Sa, sono riuscita a dire a mia madre questo, questo e quest’altro..! Sei mesi fa non ci sarei mai riuscita!”. Oppure: “Mio figlio mi ha sfidato e io sono riuscito a rimanere calmo e a farlo ragionare… alla fine abbiamo trovato un accordo… è la prima volta che succede!”. 

Io gli dico “Complimenti! Molto bene! Sta sviluppando fermezza, assertività… Bene, avanti così!”.

Loro mi rispondono “Eh sì… è vero… però che fatica..! E’ dura!”.

A quel punto gli dico “D’accordo… provi ad invertire le frasi”.

Anzichè “Sto cambiando, mi sento meglio, però che fatica!” provi a invertire:“E’ molto faticoso, però sto cambiando, le cose stanno andando meglio!”.

La prima volta che gli propongo di fare questo esercizio le persone rimangono qualche secondo in silenzio, guardandomi come se avessi fatto una magia.

Gli chiedo “E’ diverso?”. “Sì” annuiscono, meravigliati.

Ora che lo sapete, provateci anche voi. Fate questo esercizio durante le vostre giornate.

Allenatevi a osservare quante volte in un giorno dite (o anche pensate) frasi con un “ma/però”. E, se vi accorgete che rimanete sempre con un pugno di mosche in mano provate a invertire l’ordine delle affermazioni.

Provateci e osservate se vi risulta facile o difficile. In sé è facilissimo, non ci vuole niente, ma scommetto che, dopo un po’, la vostra mente si sentirà irritata e insofferente. Vi potrebbe succedere di sentire una vocina che, quando cercate di valorizzare la soddisfazione piuttosto che la fatica, protesta: “Che cosa puerile! A che serve?! Tanto non cambia niente!”.

E invece no. La nostra sensazione cambia.
E quando cambia come ci sentiamo, tutto può cambiare.

C’è qualcosa di molto profondo che andiamo a smuovere, qui, con questo semplice esercizio.

Il nostro modo di pensare.

Quello che andiamo smuovere, infatti, è il nostro modo di pensare.

In particolare, la nostra tendenza a pensare sempre “in negativo”, la nostra sfiducia, la nostra paura, i nostri pregiudizi.

Quando invertiamo l’ordine delle affermazioni che, noterete, sono sempre una di carattere per così dire positivo e l’altra di carattere negativo, andiamo a invertire una mentalità, un sistema di valori, di credenze, di principi che reggono il nostro modo di pensare da tutta una vita.

Osservando quello che sento dire, infatti, non sento quasi mai nessuno (me stessa in primis) dire in prima battuta “E’ stata dura, però alla fine è andato tutto bene”.

Mettiamo sempre, sempre in primo piano la fatica, la paura, la difficoltà, ciò che viviamo come negativo.

Eppure, qual’è il rischio nel quale potremmo incorrere dando valore al positivo? Che poi arrivi il negativo e sia ancora peggio? Ma secondo questa mentalità, il negativo è già lì, presente!Dunque non cambierebbe niente…

E’ un modo di ragionare così radicato in noi che non può essere dovuto al caso. Dev’essere una scelta, una decisione, che affonda le sue radici nella nostra educazione, nell’ambiente in cui siamo cresciuti, nei valori che ci sono stati trasmessi.

Rendiamoci conto che più crediamo in questo, più lo creiamo. 

“Sono soddisfatta, ma stanca”.

“E’ andato tutto bene, ma che fatica!”

Stiamo scegliendo (anche se inconsapevolmente) la fatica e la stanchezza.

E se quello che ci spaventa davvero fosse stare bene? Osare crederci veramente, osare decidere, osare avere fiducia? Non solo sperare, non solo attendere, non solo avere paura. 

Proviamo a fare questo esperimento. A tenere in mano il bene, la forza, la fiducia. E sentiamo che effetto che fa.

A volte basta così poco!
Basta così poco sia per intrappolarci che per liberarci.

Quando la mente è libera, noi siamo liberi.