Dipende… Da cosa? Da tanti fattori.

Innanzitutto, da quanto vogliamo che duri. Poi, da quanto c’è bisogno che duri.
Da quanto possiamo farla durare. Da quanto ci impegniamo nel processo di cambiamento. Da quanto vogliamo cambiare. Dagli obbiettivi che ci diamo. E potrei continuare…

Se inizio pensando alla durata, è che sto già pensando che voglio concludere. Inizio pensando alla fine. In questo caso ci dobbiamo chiedere: voglio veramente iniziare un percorso? Perchè ho così fretta di concludere? Cosa c’è qui che mi sta così stretto?

E’ chiaro che se abbiamo dei problemi, se vogliamo che la nostra vita cambi, che la nostrasituazione migliori, un po’ di tempo ci vuole. Non esistono soluzioni magiche. Non esistono rimedi infallibili o indolori.

Nondimeno, la terapia non può nemmeno durare in eterno.

Così come ci sono persone preoccupate che duri troppo, ci sono persone che vorrebbero che non finisse mai… ci sono gli estremi.

Un percorso ha senso che duri il tempo necessario per la persona per imparare un pochino di più, un pochino meglio, ognuno secondo le proprie possibilità, a condurre la propria vita. Ci sono persone che fanno un colloquio e se ne vanno arricchite e soddisfatte e non le rivedo più. Altre che vengono per qualche mese, quello che gli serve per affrontare un evento o una situazione critica che si sta presentando in quel momento. Altre che proseguono per anni. Non per bisogno, però. Per scelta. Magari vengono una volta al mese oppure mi chiamano “a spot”, quando succede qualcosa e hanno bisogno di un aiuto per ragionarci e affrontarla.

Al di là di tutto, a me è stato insegnato (e ringrazio di questo)

“Fai che ogni colloquio sia significativo. Che ogni volta la persona vada a casa portandosi qualcosa di utile, di buono per sé”.

Questo, ogni volta.
Per un giorno o per dieci anni.